La visita ginecologica ha un ruolo molto importante per la salute della donna che, fin dalla giovane età, deve imparare a prendere confidenza con il proprio corpo per capire quando c'è qualcosa che non và.
Per una buona prevenzione è necessario tenere sotto controllo alcuni aspetti della propria salute, seguendo, ad esempio, opportune norme di igiene e sane abitudini alimentari e di vita. Se si hanno rapporti sessuali o, comunque, si sono superati i 18 anni è consigliabile effettuare una visita ginecologica all'anno e, in ogni caso, tutte le volte che si presenti o si sospetti un problema ginecologico. La visita ginecologica andrebbe effettuata, con cadenza annuale, anche dopo la menopausa.
I sistemi di prevenzione (o di screening) selezionano, all’interno della popolazione, donne senza sintomi, apparentemente sane che potrebbero in realtà avere o sviluppare una malattia. Lo scopo dei test di screening è quellodi fare una diagnosi precoce, prima della comparsa di sintomi, per avviare tempestivamente il trattamento terapeutico.
> SCREENING PER IL CARCINOMA DELLA CERVICE UTERINA
> SCREENING PER IL CARCINOMA DELLA MAMMELLA
> SCREENING PER IL CARCINOMA DELL'OVAIO
> SCREENING PER IL CARCINOMA DELL’ENDOMETRIO
SCREENING PER IL CARCINOMA DELLA CERVICE UTERINA
Lo screening per il carcinoma della cervice uterina viene effettuato sulla popolazione femminile tramite il Pap test, un semplice esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali del collo dell’utero. Il Pap test è raccomandato per tutte le donne che sono o che sono state sessualmente attive e che non hanno subito l'asportazione chirurgica della cervice uterina.
Dovrebbe essere eseguito la prima volta all'inizio dell'attività sessuale e andrebbe quindi ripetuto periodicamente, almeno una volta ogni 3 anni.
L'intervallo di screening più adeguato andrebbe stabilito dal medico per ciascuna delle sue pazienti sulla base dei fattori di rischio (per esempio, inizio precoce dell'attività sessuale, numero elevato di partner, basso livello socioeconomico). Nel caso di pazienti infette da HIV lo screening andrebbe eseguito con frequenza maggiore, conformemente a quanto prescritto dalle linee guida stabilite.
Sulla scorta dei dati disponibili, non è possibile stabilire con certezza un limite d'età per concludere lo screening con il Pap test, ma è ritenuto appropriato, per altri motivi, consigliarne la sospensione in donne con più di 65 anni che abbiano ripetuto il test regolarmente e sempre con esito normale. Se invece il Pap test non è mai stato eseguito, anche dopo i 64 anni dovrebbe essere effettuato almeno una volta.
Lo screening non è necessario per le donne che hanno subito isterectomia con asportazione della cervice uterina, a meno che l'isterectomia non sia stata eseguita per asportare un carcinoma della cervice o una lesione precancerosa.
Sulla scorta dei dati disponibili, inoltre, non è possibile formulare raccomandazioni a favore o contro l'impiego della colposcopia o dello screening per le infezioni da papillomavirus quali indagini di routine nello screening per il carcinoma della cervice uterina.
SCREENING PER IL CARCINOMA DELLA MAMMELLA
Nei Paesi industrializzati il carcinoma mammario è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile. In Italia ogni anno il tumore del seno colpisce 31.000 donne e causa circa 11.000 decessi, rappresentando, così, la prima causa di morte per tumore nel sesso femminile. In generale è stato calcolato che una donna su 10 svilupperà il cancro della mammella nel corso della sua vita. Soprattutto in passato, il segno abituale di presentazione era costituito da un nodulo o un ispessimento mammario palpabile e non dolente scoperto in genere dalla paziente stessa. Tra gli altri segni si annoveravano l'irritazione della pelle, l'alterazione, la retrazione, il dolore e la fragilità del capezzolo, la presenza di secrezione.
Attualmente, col diffondersi dell'uso della mammografia, è sempre più frequente il riscontro di anormalità mammografiche non palpabili
La mammografia è un esame radiologico diretto della mammella che si esegue comprimendo una mammella alla volta su un apposito sostegno ed eseguendo radiografie con riprese dall'alto verso in basso ed obliquamente. Tale esame fornisce informazioni sulle strutture delle ghiandole e sulle eventuali alterazioni della mammella consentendone l'esplorazione in tutta la sua completezza. La mammografia è un esame preventivo perché permette di individuare l’eventuale tumore quando non è ancora palpabile (dimensioni inferiori a 1 cm). Se il tumore è piccolo, aumentano le possibilità di guarigione e l’intervento chirurgico è conservativo (molto ridotto).
Lo screening per il carcinoma della mammella eseguito ogni 1-2 anni mediante la sola mammografia, o la mammografia associata all'esame clinico del seno, viene raccomandato per tutte le donne con età compresa tra i 50 e i 69 anni.
Non ci sono prove sufficienti per raccomandare o meno uno screening mediante il solo esame clinico o l'educazione all'autopalpazione del seno.
Per la fascia tra i 40 e i 49 anni, è ancora in fase di studio l’efficacia dello screening perché la diagnosi è più difficile, ma, in generale, la mammografia viene consigliata alle donne ad alto rischio di sviluppare il carcinoma della mammella (familiarità: più casi diagnosticati in giovane età tra i parenti di primo e secondo grado).
Prima dei 40 anni non è indicato effettuare alcun esame senologico in assenza di segni e sintomi a meno che non sia presente un’importante storia familiare per tumore della mammella, in questo caso può essere consigliabile una consulenza genetica oncologica per una valutazione del rischio personale e per iniziare, se necessario, un programma di sorveglianzaadeguato.
Oltre i 70 anni la mammografia è suggerita con cadenza biennale.
Per quanto riguarda l’impiego dell’ecografia della mammella, pur non essendoci evidenze definitive sull’entità del beneficio in termini di riduzione della mortalità, può risultare utile come completamento del quadro mammografico. Normalmente l’ecografia della mammella viene indicata quando la mammografia mette in evidenza la presenza di noduli di cui non si apprezzano chiaramente i margini, di addensamenti o di distorsioni oppure per esplorare aree non perfettamente visibili o a confermare la benignità di un nodulo.
SCREENING PER IL CARCINOMA DELL'OVAIO
Lo screening di routine per il carcinoma dell'ovaio mediante ecografia, dosaggio di marcatori tumorali sierici o palpazione pelvica non viene raccomandato. Sulla scorta dei dati disponibili, non è possibile formulare raccomandazioni a favore o contro lo screening nelle donne asintomatiche ad elevato rischio di carcinoma ovarico.

Allo stato attuale delle conoscenze si può affermare che:
1.né l’ecografia (né altre metodiche) sono in grado di predire l’insorgenza di un cancro ovarico. Le speranze riposte nel color Doppler quale metodica capace di predire (attraverso lo studio della vascolarizzazione dell’ovaio) l’insorgenza di un cancro ovarico sono state, finora, disattese;
2.l’ecografia transvaginale è una tecnica in grado di individuare il cancro ovarico in stadi anche precoci della malattia (stadio I e stadio II) con buona sensibilità e con discreta specificità;
3.il color Doppler può avere un ruolo importante nell’innalzare la specificità e ridurre il numero di donne con esame positivo da sottoporre ad intervento chirurgico;
4.il tasso di sopravvivenza a 5 anni è strettamente correlato allo stadio in cui il cancro viene diagnosticato (ed operato);
5.tuttavia, considerando la bassa prevalenza del cancro ovarico nella popolazione generale, l’elevato numero di interventi chirurgici nei frequenti casi falsamente positivi ed i costi (non solo in termini economici ma anche in termini psicologici e di invasività chirurgica) uno screening ultrasonografico del cancro ovarico è, allo stato attuale, improponibile su una popolazione non selezionata;
6.il cancro ovarico presenta una più elevata incidenza in donne di età avanzata e\o già affette da altri tipi di cancro (mammella, colon, endometrio) e\o che siano familiari di donne con cancro ovarico; tuttavia solo in una limitata percentuale di casi (5-10%) di donne affette da cancro ovarico è possibile dimostrare una consanguineità con pazienti affette;
7.per tali pazienti è ipotizzabile uno screening ultrasonografico in quanto, aumentando in tale gruppo di pazienti l’incidenza di cancro ovarico, migliora il rapporto costo\beneficio globalmente inteso. Non sono tuttavia ancora ben definite tutte le modalità secondo cui tale screening dovrebbe essere condotto (associazione con CA125, intervalli di tempo tra gli esami ecografici) ed i provvedimenti terapeutici più opportuni (follow-up, tipo di chirurgia).
SCREENING PER IL CARCINOMA DELL’ENDOMETRIO
Uno screening di massa sulla popolazione femminile asintomatica per la diagnosi precoce del carcinoma endometriale non è attuabile.

La maggior parte delle pazienti con carcinoma endometriale ha un’età superiore ai 50 anni e soltanto il 5% ha un’età < ai 40 anni. L’attenzione dei test di “screening” per il carcinoma dell’enodometrio andrebbe pertanto indirizzata alle donne in menopausa con perdite ematiche, in quanto questo è il primo segno clinico della malattia, ed in presenza di questo sintomo l’incidenza di carcinoma dell’enodmetrio è di circa l’8-10%.
Le donne sintomatiche (con perdite di sangue in menopausa) dovrebbero sottoporsi, al primo comparire del sintomo, ad un’ecografia transvaginale. La valutazione dello spessore della rima endometriale mediante ecotomografia con sonda endovaginale permette infatti la diagnosi differenziale tra endometrio atrofico endometrio iperplastico.
Lo spessore medio della rima endometriale in età postmenopausale è 1-3 millimetri. Nelle donne in terapia ormonale sostitutiva in menopausa lo spessore della rima endometriale è circa 5-6 mm. Nelle donne in trattamento con tamoxifene, invece, la valutazione ecografica dello spessore della rima endometriale, pur diffusamente impiegata, è gravata da un alto numero di falsi positivi che ne limitano il valore predittivo. Nel caso in cui l’ecografia tansvaginale riscontri un’ispessimento focale o diffuso dell’endometrio o comunque un quadro dubbio verrà richiesta un’isteroscopia, esame che permette, entrando con un’ottica all’interno dell’utero, sia di avere una visione panoramica della mucosa del corpo uterino e del canale cervicale sia di guidare il prelievo bioptico in modo mirato.