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Tre donne su sette affette da vulvo-vaginite da candida
(a cura di Emanuela Mistrangelo)


Un recentissimo studio, pubblicato su Lancet* nel giugno 2007, rivela che il 70-75% delle donne adulte è colpito, almeno una volta nella vita, da candidosi vulvo-vaginale e che il 5-8% è affetto da candidosi ricorrente, con 4 o più episodi di infezione ogni anno.
* Sobel J. Vulvovaginal candidosis. Lancet 2007; 369:1961-1971


LE VULVO-VAGINITI DA CANDIDA
Le vulvovaginiti rappresentano la prima causa di consultazione per lo specialista ostetrico-ginecologo, sono infezioni che interessano i genitali esterni e/o la vagina e possono essere causate da batteri o funghi.
Tra le infezioni da funghi, la più comune è l’infezione da Candida, anche definita “candidosi vulvo-vaginale” o “vulvovaginite da Candida”. Tale infezionecolpisce milioni di donne in tutto il mondo; in Italia e negli Stati Uniti rappresenta attualmente la seconda causa di infezione vaginale (20-25%) dopo la vaginosi batterica (40-45%), ed è più frequente della vaginite da Trichomonas (15%).
“Candida” è un fungo “opportunista” ovvero un commensale molto frequente delle cavità naturali della specie umana (soprattutto a livello intestinale) ed è in grado di provocare affezioni morbose, in presenza di condizioni predisponenti. Il ceppo più frequente è quello rappresentato da “Candida albicans”.

LE CAUSE
Il generale le infezioni da Candida sono associate ad una riduzione dei ceppi di Lattobacillo vaginale (bacillo “buono” che difende le pareti vaginali garantendo un adeguato valore di pH). In caso di riduzione delle difese, a livello vaginale il Lattobacillo diminuisce e si crea più spazio per la crescita di patogeni tra cui la Candida.
Al di là di una ridotta percentuale di situazioni in cui è agevole identificare come causa di riduzione delle difese vaginali l'esposizione a fattori di rischio noti (diabete mellito mal compensato, immunodepressione o immunocompromissione, utilizzo di terapia coricosteroidea o antibiotica a largo spettro, assunzione di contraccettivi orali, gravidanza, presenza di una malattia a trasmissione sessuale, dieta ricca di zuccheri), nella maggior parte dei casi non è possibile riconoscere una sicura causa scatenante. È verosimile che in questi casi, che potremmo definire “idiopatici”, intervengano meccanismi diversi imputabili ad una particolare risposta individuale di tipo allergico, ad abitudini igieniche o a processi di trasmissione intra o iterpersonali.
Sebbene l'ipotesi di una relazione tra pillola estroprogestinica e vulvo-vaginiti sia stata sempre controversa, allo stato attuale è necessario sottolineare come la contraccezione ormonale possa costituire un fattore predisponente per lo sviluppo di forme recidivanti.
L'impiego di prodotti specifici per l'igiene intima sembra rappresentare un fattore determinante nell'insorgenza delle recidive, probabilmente mediato da una complessa reazione allergica, in cui lo stato immunitario locale si confronta con l'infezione da Candida aumentando la suscettibilità agli antigeni del micete in caso di temporanea immunodeficienza locale cellulo-mediata.
Per quanto riguarda le abitudini sessuali è dimostrato che il primo episodio di infezione si correla positivamente con la promiscuità sessuale, mentre la recidiva è correlata al numero di rapporti mensili. L'infezione micotica sintomatica conseguente all'attività sessuale riconosce verosimilmente come momento scatenante una reazione allergica e come fattore predisponente la presenza di microabrasioni genitali.

I SINTOMI
I sintomi che più frequentemente si associano all’infezione da Candida sono il prurito vulvo-vaginale, il dolore o bruciore, le perdite vaginali biancastre (“tipo ricotta”) e la dispareunia (dolore o bruciore durante i rapporti sessuali). Talvolta compare anche disuria (difficoltà, dolore e/o bruciore durante la minzione).

LA DIAGNOSI
La diagnosi generica di vulvo-vaginite può essere fatta anche solo in base ai sintomi riferiti dalla paziente.
La visita ginecologica permette al medico di confermare la presenza di infezione vulvo-vaginale e di ipotizzarne l’origine batterica o fungina anche se spesso tale distinzione non risulta semplice poiché esistono molte forme miste. In generale il medico osserverà la presenza di lesioni vulvari, alterazioni della parete vaginale, leucorrea (perdite vaginali) ed eventuali alterazioni del collo dell’utero. Il medico potrebbe inoltre calcolare, con una cartina al tornasole, il pH delle secrezioni vaginali che risulterà basico in caso di infezione batterica mentre risulterà acido in caso di infezione da Candida.
Occorre però ricordare che il tampone vaginale (prelievo di secrezioni vaginali tramite cotton-fioc) è l’unico esame che permette, attraverso l’indagine microbiologica, di porre diagnosi certa di infezione da Candida.

LE CURE
La terapia delle infezioni acute da Candida prevede una terapia sitemica e/o locale con farmaci antifungini (compresse per bocca oppure ovuli e crème vaginali).
Per prevenire poi le forme ricorrenti occorre innanzitutto eliminare i fattori predisponenti, modificare la dieta (soprattutto eliminare i dolci), scegliere un adeguato prodotto per l’igiene intima, prediligere indumenti larghi e di cotone. Esistono inoltre terapie locali (ovuli o compresse vaginali) che permettono di ripristinare i lattobacilli vaginali (i “bacilli buoni” che costituiscono la difesa naturale della vagina).
In caso di infezione ricorrente con più di 4 episodi di infezione all’anno risulta anche indicata una terapia antifungina con somministrazioni mensili, da continuare anche per lunghi periodi.
Per il partner: considerando che il pene è colonizzato dalla Candida solo nel 20% dei partner di pazienti affette e che, nelle forme recidivanti, l’infezione maschile ha un qualche ruolo solo in meno del 30% delle forme, di solito non risulta necessario trattare il partner.
In gravidanza: la candidosi vulvo-vaginale è molto comune in gravidanza poiché favorita dalle modificazioni ormonali che portano ad una riduzione dei lattobacilli vaginali. L’infezione comunque non causa conseguenze negative serie e, se asintomatica, può essere trattata solo con lattobacilli vaginali e modificazioni delle abitudini di igiene. Tuttavia, se l’infezione risulta sintomatica, l’unico trattamento raccomandato, per efficacia e sicurezza, è quello con farmaci azolici per via topica vaginale per 7 giorni (econazolo, miconazolo, clotrimazolo, tioconazolo, sertaconazolo).